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Metrogenova: «Skymetro, non invidiamo chi, nel prossimo ciclo amministrativo, dovrà decidere se e come continuare»

L’associazione: «Un percorso che assomiglia ogni giorno di più a un vicolo cieco»

L’Associazione Metrogenova persegue lo scopo statutario di studiare, valorizzare e promuovere le reti di trasporto pubblico in Genova e nella sua area metropolitana, con particolare riferimento alla metropolitana, alla ferrovia urbana e suburbana e, in generale, ai sistemi in sede propria e/o riservata che garantiscano un elevato livello di mobilità sostenibile. Non ha fini di lucro, è politicamente indipendente ed aperta a tutti coloro che ne condividono le finalità. Non è una delle “associazioni del no a prescindere”, è libera da schieramenti politici e ha sempre privilegiato l’approccio costruttivo e collaborativo.

Questo è l’intervento a proposito di Skymetro e assi di forza

METRO IN THE SKY WITH(OUT) MILLIONS…
Ebbene sì: non resta che canticchiarsela ironicamente sulla falsariga dei Beatles, di fronte all’ultima puntata della telenovela Skymetro. Sintetizzare questa vicenda in un post è impervio ma proviamo a procedere per punti.


UN’ORIGINE LONTANA – Circa vent’anni fa fu deciso di far sbucare la metropolitana a Brignole sul lato di Borgo Incrociati, anziché verso Piazza Verdi, perché si prevedeva un successivo prolungamento in Val Bisagno, a livello stradale, su per Corso Sardegna e Corso De Stefanis, con terminal presso Staglieno. Quella genovese quindi sarebbe stata una metrotranvia simile, ad esempio, a quella di Porto, o sul modello oramai vincente di molte linee LRT (o Stadtbahn) come Stoccarda e tante altre città europee: un’occasione perduta.

UNA COPPIA DI ZOPPI – l’attuale idea di Skymetro nasce improvvisamente a margine dell’elaborazione dei quattro Assi di forza, in aggiunta a quello previsto in Val Bisagno, forse male interpretando la richiesta di una tranvia di vallata diffusasi negli anni Dieci con alterne fortune e non senza qualche eccesso di settarismo: non a caso il primo nome del progetto era Skytram. È bene dire che il tram, per certi contesti cittadini, risulta probabilmente la scelta più adatta, come dimostra il proliferare di reti tramviarie ex novo in anni recenti persino in Italia: pensiamo ad esempio a Firenze, Palermo, Brescia o Bologna. Senonché la successiva elaborazione dei due progetti (Assi e Skymetro) si configura come un’intossicazione reciproca: da una parte l’asse di forza in sponda destra perde progressivamente tratti di corsia protetta, quindi velocità e costanza di servizio, perché tanto la direttrice veloce è quella dello Skymetro, mentre dall’altra lo Skymetro, sulla sponda meno abitata e con pochissime stazioni mal collegate, risulta molto rarefatto perché tanto c’è già l’asse della Val Bisagno a fornire un servizio più radicato: anziché una direttrice unica ma efficace, si prefigurano due soluzioni zoppe, accomunate dall’obbedienza all’anacronistico dogma di non disturbare il traffico veicolare privato.

DA “NON BENE” IN PEGGIO – Generalmente l’elaborazione di un progetto comporta una serie di correzioni, definite migliorie, ma nel caso dello Skymetro si potrebbe coniare il neologismo “peggiorie”: sulla spinta di una serie di necessità progettuali, alcune sollecitate anche dal Ministero e dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il progetto Skymetro inizia a perdere pezzi, per cui, dopo aver ventilato addirittura il prolungamento della linea fino a Prato – ipotesi del tutto priva di qualsivoglia giustificazione trasportistica -, prima si riduce drasticamente il parcheggio di interscambio al capolinea di Molassana – forse l’unico argomento forte di tutta l’operazione -, poi viene meno la continuità di tratta da Brignole per l’impossibilità di un raccordo fra nuova linea e Metro esistente, infine l’aumento dei prezzi impone il troncamento del tracciato, sicuramente a Ponte Carrega ma forse addirittura a Staglieno. La definizione del progetto evidenzia inoltre che l’opera finita comporterà considerevoli restringimenti di carreggiata per il vicino Lungobisagno: ma l’opzione tramvia non era stata bocciata proprio per evitare questo inconveniente? In una situazione critica già così, necessariamente passano in secondo piano altri aspetti, come la qualità architettonica del manufatto talmente mediocre da far sembrare persino la Sopraelevata un’opera di design degna del “Compasso d’Oro”.

PERSEVERARE DIABOLICUM – Gli ultimi convulsi sviluppi di questa vicenda, sicuramente inficiati dal clima pre elettorale, sono tali da far ritenere una semplificazione del progetto l’idea di abbattere un plesso scolastico per trasferirlo in una sede il cui attuale proprietario, ad oggi, almeno a noi non è chiaro. Alla luce di queste considerazioni quindi non invidiamo affatto chi, nella prossima consiliatura comunale, dovrà decidere se e come proseguire in un percorso che assomiglia ogni giorno di più a un vicolo cieco.


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